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Le questioni di Proudhon

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Manca oramai poco più di una settimana al calcio d’inizio del gioco a tredici punti ingaggiato dai due principali partiti politici, il Popolo delle Libertà e il Partito Democratico. Difficile dire se finirà 7 a 6 come spera il PdL o 9 a 4 come pensa di poter fare, per cantare vittoria, il PD. La sola cosa che mi sento di prevedere con un buon margine di certezza è l’elevata percentuale di elettori che non andranno neppure a votare. Alle ultime regionali, nel 2005, è andato al voto il 71% degli elettori italiani mentre alle europee del 2009 ci si è fermati al 65%. In quest’ultima tornata elettorale il numero degli astenuti ha eguagliato quello del maggior partito, il PdL. Mi spingo a pronosticare che il prossimo appuntamento elettorale segnerà il primato del partito dell’astensione su tutte le forze politiche organizzate, di destra, di centro e di sinistra.

Secondo alcuni commentatori la rilevante astensione dal voto sarebbe da imputarsi all’eccessiva frammentazione dello spazio politico abitato da troppe sigle e da troppi partiti; e secondo altri, all’opposto, sarebbe dovuta a un’insufficiente offerta politica, castigata dai rigori del sistema elettorale maggioritario. Né basta a spiegare completamente il fenomeno, a mio avviso, la perdita di credibilità del ceto politico travolto da troppi scandali e infiltrato da tanti avventurieri.

Ci si può consolare sapendo che come noi e persino peggio di noi, una tantum, fanno le altre grandi democrazie occidentali: negli USA le elezioni presidenziali, quelle che hanno portato Obama alla Casa Bianca, sono state disertate da più di un terzo degli elettori e le recenti elezioni regionali addirittura da oltre la metà degli elettori francesi. Queste ultime considerazioni ci portano a ritenere che non si tratti di un vizio italiano, di un mal francese o di un virus americano. La scarsa partecipazione al voto contagia le democrazie nel vecchio come nel nuovo mondo e dovremo, perciò, trarne un ammonimento e una lezione meno consolatori e più preoccupati di quel che siamo abituati a fare con lo sguardo interamente rivolto alla politica nazionale.

Il Novecento è stato dominato dalle lotte contro le dittature e le tirannie di ogni specie per affermare il primato della democrazia rappresentativa e il sistema politico dei partiti che ne è alla base quale modello istituzionale e di governo delle società. Questo modello, per come realizzato e conosciamo, appare oggi in grave difficoltà; non può essere sottovalutato che a parteciparne sia la metà dei cittadini né ci si può liberare tanto facilmente del problema invocando il diritto di chi vota a decidere anche per chi non lo fa. La sovranità appartiene al popolo anche quando non la eserciti?

Quella parte, sempre crescente, di cittadini che non va a votare ha forse compreso, meglio di tutti noi, che la politica non è in grado di affrontare e risolvere i loro problemi. Intuiscono che la loro condizione, la quantità e la qualità del cibo che mangiano, gli abiti che indossano, la vita che conducono hanno sempre meno a che fare con la politica e le sue decisioni. Hanno capito che la coppia P-P (Passera-Profumo) ha più potere di incidere sul corso della loro esistenza che la coppia B-B (Berlusconi-Brunetta). La politica ha esaurito la sua funzione perché ha ceduto il passo ad altri poteri, primo tra tutti quello economico. L’argomento è di tale ampiezza e complessità che non ho pretesa alcuna di averlo neppure convenientemente delineato. Vorrei però aprire un varco per la discussione in una particolare direzione.

Nel secondo comma dell’art. 42 della Costituzione “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” Voglio qui affermare, non senza attendermi parecchi strali, che l’applicazione di questa norma nella sua integralità può concorrere a ristabilire la compatibilità della democrazia come governo effettivo del popolo. Le questioni sollevate da Proudhon a metà dell’800 sembrano ancora oggi straordinariamente attuali.

 

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