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La nave dei veleni: strage di stato?

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Un problema di inaudita gravità, un atto di inciviltà cosmica, una strepitosa capacità di avvelenarsi e avvelenare i mari, la terra, l'aria, l'acqua e le popolazioni presenti e future della Calabria, basterà a lasciarci sgomenti per il resto dei nostri giorni.

Il ritrovamento del relitto della nave "Cunski" adagiato su un fianco sul fondo marino a circa 17 miglia al largo del porto di Cetraro a circa 500 metri di profondità, con un ampio squarcio a prua che testimonia di uno scoppio proveniente dall'interno della nave e dal quale fuoriescono sinistramente due bidoni che presenterebbero le indicazioni tipiche dei contenitori ad alto rischio di contaminazione,

quelli appunto utilizzati per il trasporto di materiale radioattivo o comunque di rifiuti speciali altamente nocivi, conferma in maniera drammatica le rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti, ex boss mafioso appartenente alla cosca dei Romeo-Pelle di San Luca e trafficante di droga condannato a 50 anni di carcere, che da anni aveva rivelato della sua personale partecipazione all'affondamento di 3 navi cariche di rifiuti tossici e di scorie radioattive nei mari della Calabria e che aveva parlato dell'affondamento di questa nave con a bordo 120 bidoni di scorie radioattive.

Il sofisticato ROV (remotely operated vehicle ), uno speciale battello sottomarino capace di resistere ad altissime profondità, manovrato dalla motonave Coopernaut Franca è riuscito ad allungare le sue speciali braccia meccaniche verso gli oblò e a mandare immagini dell'interno della stiva che sarebbe riempita per il 70% da bidoni.

Il pentito Fonti, che è uomo molto ben informato sui fatti, avendo ricoperto nell'organizzazione ndranghetista il grado di "Vangelo", superiore a quello di "Santista", parla di un traffico internazionale di rifiuti tossici e di scorie radioattive che avrebbe visto l'affondamento solo nei mari al largo della Calabria di circa 30 delle "navi a perdere" o "navi dei veleni". Altre scorie sarebbero state affondate al largo del porto di La Spezia e di Livorno e soprattutto nei mari della Somalia. Un carico di circa 40 camion sarebbe stato interrato nella strada, costruita con i soldi della cooperazione italiana, che da Bosaso porta a Marca. (E' questa la stessa strada citata nelle ricostruzioni fatte sulla morte di Ilaria Alpi e del suo operatore Milan Hrovatin. La giornalista aveva forse scoperto che fine facevano i rifiuti tossici?).
                                                                                     
Tutta la vicenda parla di una malvagia commistione, di un intreccio criminale e perverso tra poteri della criminalità organizzata (la ndrangheta calabrese), il potere economico (industrie farmaceutiche o chimiche,etc.) il potere politico e settori deviati dei servizi segreti, coalizzati per lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e di materiale radioattivo.

In una intervista rilasciata al giornalista Riccardo Bocca e pubblicata sull'ultimo numero dell'Espresso il pentito Francesco Fonti fa i nomi di figure importantissime del panorama politico italiano e riferisce del suo filtro con il mondo della politica, un agente segreto del Sismi che si presentava con il nome di Pino che indicava le partite di scorie da smaltire, e che tra le altre cose avrebbe fornito le auto diplomatiche (indica il tipo di macchina e le matricole diplomatiche sui documenti) necessarie per andare nelle banche straniere ad incassare i soldi pattuiti per gli affondamenti dei rifiuti radioattivi. Il ritrovamento della nave dei veleni a Cetraro è sicuramente da collegare inoltre all'aumento di radioattività riscontrata alla foce del torrente Oliva nella zona di Serra d'Aiello dove si sospetta la presenza di scorie e dove è stata rilevata una alta incidenza di malattie neoplastiche e di malattie della tiroide. Acquistano una diversa valenza a questo punto gli allarmi delle popolazioni dell'Aspromonte che da anni lamentano il sospetto che nelle cave dismesse e negli anfratti naturali siano state smaltite scorie tossiche e radioattive.

Il nostro ecosistema e la salute delle generazioni attuali e di quelle future dei calabresi è aggredita da un intreccio perverso di poteri che hanno prodotto atti criminali paragonabili solo alle stragi più cruente della storia d'Italia. Il fatto che i bidoni radioattivi siano passati dal Centro di ricerca dell'ENEA di Rotondella in Basilicata la dice lunga sul ruolo giocato evidentemente da responsabili politici e burocratici di alto livello.

Noi calabresi non ci possiamo arrendere nè rassegnare; dobbiamo chiedere con forza e determinazione che vengano individuati i MANDANTI della distruzione del nostro ecosistema; al governo la disponibilità dei mezzi finanziari per proseguire le indagini, individuare gli altri siti e bonificarli sia negli abissi marini che nelle cave delle nostre montagne.

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Settembre 2009 21:32  

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