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A scoppio ritardato

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Un sistema è lineare quando reagisce in modo proporzionale allo stimolo ricevuto: quando schiacciate l’acceleratore della vostra auto, se tutto va per il verso giusto, la macchina accelera proporzionalmente. Ma se il sistema di alimentazione si ingolfa, rischiate al contrario che il motore si fermi e la macchina rallenti di colpo: il sistema è diventato caotico; avete schiacciato l’acceleratore, ma è come se aveste pigiato il freno; se questo capita durante un sorpasso, il vostro sistema, che da lineare era passato a caotico, rischia di diventare, se si tiene conto anche della legge di Murphy[1] catastrofico. Insomma dai una botta al sistema a destra, e quello per un po’ va a destra, poi aumenti un po’ la pressione e, quello, di colpo, può andare a sinistra (pensiamo sia questa, tra l’altro, la vera strategia politica del PD, astutamente dissimulata da dirigenti che hanno una grande esperienza del caos): di sorpresa e in modo non prevedibile. I sistemi caotici sono piuttosto comuni, ma purtroppo difficilmente comprensibili e controllabili dagli umani, che pensano principalmente in modo lineare (e a volte neppure così): riguardano, tra l’altro, la crescita delle popolazioni (cfr. questo articolo dello Sbavaglio sull’isola di Pasqua e su altri casi), fenomeni economici (i fallimenti storici delle pianificazioni socialiste potrebbero essere dovuti alla natura di questi fenomeni, gli andamenti dei mercati finanziari) e fenomeni climatici. Argomento quest’ultimo di cui si occupa l’articolo di Technology Review che vi presentiamo sotto, linearmente tradotto. L’argomentare si conclude dicendo che qualunque cosa accada, ormai è troppo tardi: siamo in pieno sorpasso, il motore si sta ingolfando e possiamo solo sperare che sull’altra corsia non stia arrivando un TIR.

 

 

A scoppio ritardato

Di Timothy Maher[2]

(Crosstalk traduttore)

Preoccupazioni sul riscaldamento globale e su come affrontarlo esistono da tempo. La prima conferenza mondiale sul clima si tenne nel 1979, e le Nazioni Unite crearono il primo comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici nel 1988. Ben dopo comunque delle prime indagini serie degli scienziati sul tema. Un esempio è nel numero di questa rivista (Technology Review N.d.T) del novembre 1960, in cui il giornalista scienziato Robert C. Cowen avvertiva che “stiamo facendo un esperimento con  l’anidride carbonica che potrebbe cambiare il clima”.

"Per essere precisi, l’esperimento è cominciato con la rivoluzione industriale, quando l’uomo si è messo a bruciare combustibili in modo mai fatto prima. Da allora, l’uomo ha prodotto qualcosa come il 12% di tutta l’anidride carbonica presente nell’atmosfera. Tuttavia, la capacità di assorbimento di tale gas da parte degli oceani è enorme, per cui molta quantità del gas prodotto nel secolo scorso è stata probabilmente eliminata. Ma per il prossimo secolo la storia sarà diversa."

Cowen scriveva di Columbus Iselin, un professore del MIT e ex-direttore della Woods Hole Oceanographics Institution. Questi teorizzava che la temperatura più alta causata dalle emissioni di CO2 avrebbe alla fine impedito alle regioni polari di produrre acqua sufficientemente fredda e densa da mantenere in piedi il cosiddetto volano termodinamico, un meccanismo marino che invia le acque tropicali alle latitudini settentrionali.

"Rallentare il volano – diceva Iselin – significa diminuire la quantità di CO2 assorbita dagli oceani, con risultati non prevedibili ".

"Se la capacità degli oceani di assorbire CO2 diminuisce, l’effetto serra aumenta. Se si innesca questa tendenza, la temperatura globale si innalza a causa del comportamento degli oceani, fino al punto da fermare il loro ricambio di acque. Il che aumenta ancora la temperatura. In questo modo l’aumento di temperatura diventa un fenomeno stabile."

Cowen sottolineava anche l’incertezza delle previsioni climatiche a lungo termine, un problema che ancora oggi perseguita gli scienziati. Egli faceva notare che mentre la maggior parte degli scienziati pensava che una piccola diminuzione della temperatura globale potesse portare ad un’era glaciale, il geofisico britannico George Simpson riteneva che un piccolo aumento della temperatura globale dovesse portare al grande freddo, a causa della maggiore umidità nell’atmosfera, che avrebbe a sua volta causato intense nevicate e l’aumento dei ghiacciai.

"L’influenza di questo nuovo fattore geologicamente unico può scatenarsi in una qualunque direzione. Potrebbe tendere verso una nuova era glaciale,o andare verso una grande era tropicale come quelle in cui  sono stati prodotti i grandi giacimenti di petrolio e carbone. Forse la sua influenza è più moderata di quanto suggerito da questi due estremi, ma le interazioni sono così complesse che gli esperti non riescono a venirne a capo. Ma di una cosa sono sicuri: che questa influenza è al lavoro su una scala che ridicolizza tutti i precedenti cambiamenti operati dall’uomo."

Cowen ha ora 84 anni e vive a Concord, nel Massachusetts, in pensione da quest’anno dopo aver operato dopo 45 anni nello staff e 15 come editorialista del Christian Science Monitor (è stato anche membro del comitato editoriale di Technology Review).

Egli sottolinea inoltre che la teoria del riscaldamento globale  si può far risalire in realtà al diciannovesimo secolo, anche se ha preso piede di soppiatto nella comunità scientifica solo a partire dal 1957. Egli stesso scrisse un articolo sul tema per il Monitor nel 1958, che pensa fosse il primo su quest’argomento prodotto da un giornalista americano.

Egli dice ancora che gli scienziati sono in parte responsabili di questa consapevolezza a scoppio ritardato, soprattutto in quanto essi hanno fallito nello spiegare alla gente comune perché ci si dovrebbe preoccupare del scioglimento delle calotte polari. Ad esempio, avrebbero fatto meglio a focalizzarsi di più sugli effetti delle siccità sul prezzo del cibo. Ma dice anche che alla fine perfino i più accesi negatori del fenomeno avranno tempo di ravvedersi: “alla fine guarderanno fuori dalla finestra, e se ne accorgeranno da soli”.

 

 

 


[1] Nella sua formulazione più semplice, la legge di Murphy asserisce che se qualcosa può andare storto, lo farà, e lo farà in modo da provocare maggior danno possibile. Una sua formulazione leggermente più complessa afferma che la probabilità che una fetta di pane imburrato cada sulla moquette dalla parte del burro è direttamente proporzionale al valore della moquette stessa. Una sua formulazione decisamente eccessiva recita dicendo che legando sulla schiena di un gatto una fetta di pane imburrato con il burro in alto, e lasciando cadere il tutto in un contesto caratterizzato da moquette di grande pregio, dato che il gatto cade sempre in piedi e la fetta di pane ha molte probabilità di farlo dalla parte del burro, ci sono elevate probabilità di ottenere il moto perpetuo.

[2] Technology Review assistant managing editor

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Agosto 2011 07:50  

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