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Ora sono gas nostri

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo, con il suo consenso, questo articolo di Andrea Ortuso, vice direttore del giornale di Palmi - costa tirrenica della ridente comunità di Rivalmi (Rivoli-Palmi) - "Madre Terra".

Dopo la costruzione di un inceneritore da 120mila tonnellate di rifiuti l’anno (in via di raddoppio); dopo la centrale Turbogas di Rizziconi da 760Mw, collegata all’elettrodo da 380KV “Laino-Feroleto-Rizziconi”; dopo la discarica in contrada Marella, è ormai prossima la costruzione di altri ecomostri: due centrali turbogas tra Gioia Tauro e San Ferdinando, una centrale di biomasse a Rizziconi e per finire l’opera del secolo, il più grande rigassificatore d’Italia in contrada Cicerna (zona dell’inceneritore e del porto, a cavallo tra Gioia Tauro , Rosarno e San Ferdinando).

Un progetto faraonico che prevede la realizzazione di un terminale di rigassificazione della capacità di 12 miliardi di Sm3/anno. L'opera si compone di: un pontile per l’attracco e lo scarico delle navi metaniere, radicato nell’area esterna del Porto di Gioia Tauro; 4 chilometri circa di condotte criogeniche per il trasferimento del gas naturale ai serbatoi; fino a 4 serbatoi criogenici per lo stoccaggio del gas (640.000 metri cubi complessivi); un impianto di rigassificazione ad acqua di mare (area Asireg Comune di San Ferdinando); ed infine, un gasdotto di collegamento con rete nazionale dei gasdotti di circa 7 chilometri di lunghezza (Comuni di San Ferdinando e Rosarno).

Ad oggi i cantieri non sono ancora in funzione ma il progetto è stato già finanziato dalla commissione europea nel 2008, con circa 1.6 milioni di euro a fondo perduto e inserito tra i 15 progetti del programma TEN-E, a sostegno dello sviluppo delle infrastrutture energetiche europee; l'investimento privato supera il miliardo di euro. IL terminale di Gioia Tauro avrebbe una capacità di 12 miliardi di metri cubi di gas a regime, potrebbe dunque assicurare una copertura pari a oltre il 10% della domanda Nazionale”.

Spieghiamoci meglio: il rigassificatore è impianto che permette la mutazione allo stato fluido di un elemento che in natura si presenta sotto forma di gas.

I più noti impianti di questo tipo sono i rigassificatori GNL, utilizzati nel ciclo di trasporto del gas naturale. Normalmente la liquefazione di un gas viene condotta per agevolarne il trasporto in serbatoi riducendone il volume. Tale sistema viene in particolare adottato in occasione del trasporto marittimo di gas industriali come metano GNL,etilene,GPL,ammoniaca ed altri derivati del petrolio; in tal modo, infatti, 600 litri di gas possono essere condensati in circa un litro di GNL (gas naturale liquefatto).

La rigassificazione viene realizzata negli impianti di destinazione attraverso l'innalzamento della temperatura e l'espansione del gas in impianti la cui complessità dipende dalle condizioni di temperatura raggiunte per ottenere la fase liquida.

Per far ciò occorre raffreddare la sostanza che si vuole liquefare e nel caso del gas naturale la temperatura da raggiungere, e poi mantenere, è di circa -163°C. Prima di essere immesso nella rete, il combustibile viene riportato al suo stato originario: questo è il ruolo dei rigassificatori. Il riscaldamento del liquido (processo che è in grado di riportarlo allo stato gassoso) avviene tramite contatto con acque calde, o più precisamente, con acque che raggiungono naturalmente una temperatura superiore a quella del gas liquefatto. Per tal motivo i rigassificatori vengono costruiti al largo della costa, in acque marine.

E’ evidente, però, che lo scambio di calore tra l’acqua del mare e il gas liquefatto provoca un notevole raffreddamento del bacino in cui il rigassificatore è collocato, cosa che altera significativamente l’ecosistema ivi presente. Per tale motivo è necessario che l’area marittima in questione presenti una profondità elevata e che sia soggetta a correnti che garantiscano un ricambio molto frequente con il mare aperto, condizioni entrambe che fanno sì che questo tipo di impianti trovino naturale collocazioni ad almeno 15km di distanza dalle coste.

Dal profondo interesse per il territorio nasce l’intervento del Dott. Chiodo che ci offre una sapiente panoramica, precisa ed esaustiva, atta a comprendere nello specifico la questione fin ora trattata: “I vantaggi della costruzione del Rigassificatore riguarderebbero l'impiego lavorativo di sole 100-120 persone altamente qualificate, un discutibile sviluppo industriale nella nostra zona legato ad opere collaterali di non certa realizzazione e infine lo specchio per allodole di un eventuale risparmio energetico paventato dalla società costruttrice. Ma dall'altra parte avremo un catastrofico impatto ambientale e paesaggistico, vista l'altezza della struttura di 36 metri; vi sarebbe l'eventualità di sviluppare incendi per un errore umano o per via di un terremoto, e in questo caso c'è l'ampia possibilità che si venga a formare una nube di gas incendiaria che secondo alcuni studi potrebbe carbonizzare, per 55 km, tutto ciò che incontra sul suo cammino; danni alla pesca a causa dell'inquinamento marino e inoltre potenziali limitazioni all'attività portuale di Gioia Tauro che, successivamente alla costruzione della struttura, verrebbe considerata zona pericolosa per le compagnie che oggi considerano il porto sicuro per le loro tappe. Avrà un impatto ambientale del tutto incerto, con continui scarichi in mare di acqua gelida satura di candeggina e conseguenti danni all’intero ecosistema. Secondo uno scenario descritto da Piero Angela nel libro “La sfida del secolo”, la potenza di un’esposione successiva ad un incidente avrebbe una potenza che (…) potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, (…) nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi” dando luogo a un numero non calcolabile di morti nell’arco di 80 anni.

Solo le associazioni dei centri interessati hanno tentato di opporsi a questo disegno. In primis il “Presidio San Ferdinando in Movimento“ che, già dall’estate 2009, ha promosso numerose iniziative, organizzando anche una raccolta di firme nel proprio Comune per chiedere un referendum locale (prevedibilmente rigettato) ed impegnandosi nella creazione di un Forum, svoltosi il 27 febbraio scorso a San Ferdinando, che ha raggruppato quanti finora si sono impegnati contro l’opera, per fare il punto della  situazione e  per riunire le varie realtà territoriali e definire una linea comune .

Come ci ricorda il Dott. Chiodo, Presidente del Presidio “San Ferdinando in Movimento”: si è giunti, ad oggi, alla fase terminale dell’iter, un processo svoltosi in modo subdolo, agevolato dal colpevole silenzio delle istituzioni e dei soggetti coinvolti, nel tentativo di mantenere la popolazione disinformata ed ignara, per evitare intralci ed opposizioni. In questa fase è ancora in corso l’opera si sensibilizzazione della popolazione, finalizzata a spiegare la pericolosità e l’inutilità di un impianto di rigassificazione, il più grande d’Italia, inserito in un quadro di emergenza energetica inesistente. Assolutamente reale è invece il panorama di degrado ambientale della Piana, che diventerebbe irreversibile con l’impianto dell’eco-mostro targato LNG Medgas. La rinascita della Piana dovrebbe avvenire puntando sul turismo e sulle energie pulite.

 Difendiamo il nostro futuro!

 

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Giugno 2010 13:05  

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