Lo Sbavaglio

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Biomasse ed ecologia

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Esiste un commento molto critico sul blog di Beppe Grillo circa la legge regionale relativa all’utilizzo dei boschi piemontesi per la produzione di biomassa finalizzata alla generazione di energia in modo alternativo, che termina con un appello a mandare mail a Mercedes Bresso contro quella che viene definita la “legge Attila / Bresso”. Qui si può leggere il documento del WWF che lo ha originato. Dato l’interesse per l’argomento, considerando che Bresso non è ancora – tutto sommato -  a capo di un popolo di Unni, e dato che lo Sbavaglio si picca, quando può, di scavare dentro la notizia, in modo da esprimere opinioni libere e fondate dal punto di vista tecnico, abbiamo fatto una piccola gita in Val di Susa con una macchina fotografica per vedere di persona lo stato dei boschi (nelle foto si vede un esempio di bosco gestito e un esempio di bosco abbandonato: località Adruino, Villar Dora, Val di Susa) e abbiamo poi chiesto via mail il parere di Vincenzo Baruzzi, ex-sindaco della passata amministrazione di centro-sinistra del comune di Borgofranco d’Ivrea.

Vincenzo è una persona che ha caratterizzato la sua amministrazione con molte iniziative di carattere tecnologico e sociale, tentando di contrastare un processo di  de-industrializzazione del territorio causato dalla delocalizzazione di alcune attività industriali appartenenti a multinazionali che, tra l’altro, erano causa di fenomeni di forte inquinamento. Nel fare ciò, grazie alla sua competenza professionale, Vincenzo (è un chimico con significative esperienze lavorative nel campo informatico in Olivetti), ha tentato in più riprese di ovviare ai problemi occupazionali del suo territorio, cercando di proporre attività basate sulla produzione di energia alternativa, dalle biomasse alla produzione di silicio policristallino per pannelli solari. Vincenzo si può quindi considerare una persona esperta, in cui avere fiducia quando parla di questi problemi. Inoltre è ed è stato sempre assolutamente neutrale su questi argomenti, non avendo mai coltivato per essi alcuna forma di interesse personale, che non fosse quello culturale e sociale. Ecco quindi l’opinione di Vincenzo, espresso nel linguaggio colloquiale tipico delle mail tra amici:

Lo Sbavaglio: “Vincenzo, ci piacerebbe pubblicare un tuo commento sereno e tecnico su questa notizia, sulla base della tua esperienza di sindaco e dei tentativi che avevi fatto circa il gassificatore di bio-masse che stavi progettando. Io mi ricordo che descrivesti la situazione boschiva come disastrosa e molto pericolosa per l'incuria conseguenza dell'abbandono boschivo, e citasti le difficoltà burocratiche legate alla difficoltà di accedere alla risorsa biomassa per tutta una serie di vincoli tipicamente italiani. Di tutto ciò non si parla nel blog di Grillo…”

Vincenzo: “La mail che mi hai mandato mi ricorda quando da sindaco si decise di installare un semaforo in un incrocio giudicato pericoloso da esperti della Provincia. Ricevetti diverse lettere di protesta. Ci si lamentava che il semaforo rendeva l'incrocio più pericoloso, perché era noto che gli automobilisti, per prendere il verde, in prossimità dell'incrocio accelerano al massimo. Una signora che abitava a 100 metri dall'incrocio mi mandò una lettera contro l'installazione del semaforo perché la puzza degli scappamenti delle auto ferme al semaforo le avrebbe impedito di sedersi in giardino.

Oggi dopo 4 anni il semaforo è apprezzato, le macchine non accelerano e non ci sono code ferme lunghe 100 metri, e se per caso non funziona tutti protestano perché, senza semaforo, il pericolo all'incrocio è inaccettabile. Tutto questo per dire che dopo qualsiasi decisione c'è sempre qualcuno che per smania di protagonismo e quasi sempre con poca competenza deve scrivere qualcosa contro. Non è un male, certe persone non vanno soppresse, come vorrebbe Berlusconi (sarebbe colui-che-preferiamo-non-nominare NDR), serve invece affrontare la discussione e  cercare di dimostrare con ragioni e con i fatti i loro torti.

Ma veniamo alla legge in questione e ai punti qui contestati. Io ho seguito la cosa in diverse riunioni e ho ben presente le difficoltà per far nascere una legge che permetta ai sindaci di poter gestire il territorio in modo razionale.
Ti spiego il mio problema da sindaco: gran parte del territorio di Borgofranco d'Ivrea è terreno boschivo che si estende sulle zone collinari e montane ai lati del bacino della Dora Baltea. Questi terreni, molti dei quali un tempo erano coltivati, sono abbandonati. Il bosco non è coltivato. Il sottobosco spesso è una selva impenetrabile di rovi con tantissimi alberi morti in piedi a causa degli incendi frequenti e quasi sempre dolosi.

Ora come è possibile impedire l'incuria nella gestione dei terreni boschivi al fine di impedire incendi che sono un rischio per la popolazione e una distruzione del paesaggio che è patrimonio di tutti e non solo dei proprietari di quei terreni? Il sindaco se da un lato deve garantire la sicurezza nel suo territorio dall'altra parte non ha (meglio non aveva) poteri per costringere i proprietari a gestire i loro terreni  Ecco perché nasce la legge in questione. Legge estremamente sofferta perché la proprietà privata è sacra e toccarla anche se per il bene pubblico non crea mai consenso.

Il WWF lamenta che questa legge è l'inizio di un processo di disboscamento selvaggio. Mi limito a citare alcuni dati:

  1. Il terreni boschivi nella regione Piemonte sono in aumento da oltre 30 anni 
  2. Un dato della confagricoltori dice che negli anni 70 il Piemonte produceva 3 milioni di tonnellate di legname ora se ne producono circa 500.000 tonnellate anno. Quindi 2.500.000 tonnellate restano abbandonate in balia di incendi. Se la regione prevede di utilizzare 2.2 milioni di metri cubi (circa 2 milioni di ton) mi sembra che non si crei nessun pericolo di disboscamento
  3. E' noto che le biomasse se gestite con buon senso sono una grande risorsa nella produzione di energia rinnovabile e nella creazione di nuovi e duraturi posti di lavoro.
  4. E anche noto che l'utilizzo delle biomasse per la produzione di energia non va ad aumentare la produzione di CO2. Vorrei ricordare che Austria e Germania, che si sono dotati di una legge che impone la gestione del patrimonio boschivo, oggi sono all'avanguardia nei processi di gassificazione delle biomasse legnose che rappresentano la miglior soluzione tecnologica per produrre energia elettrica e di teleriscaldamento, portando un enorme beneficio a tutti.

Infine va ricordato che nei paesi dove il bosco è una risorsa soprattutto economica, non vi è disboscamento anzi è l'economia stessa che spinge ad aumentare i terreni boschivi, ad autoregolarsi e ad aumentare la produzione di legname là dove i boschi sono già presenti. Per concludere vorrei ritornare all'esempio del semaforo che è lì per regolamentare il traffico e gestire la sicurezza di tutti. Poi c'è sempre l'imbecille che accelera per prendere il verde ma non per questo è sbagliato mettere i semafori. Così io penso della legge regionale fatta per regolamentare la gestione del patrimonio boschivo che non è solo dei rispettivi proprietari terrieri ma è di tutti. Come di tutti è il paesaggio, l'aria pulita e la sicurezza contro gli incendi. Quindi non possiamo rinunciare a tutti questi benefici perché qualche furbo cercherà di fare i propri interesse a discapito degli altri”.

Lo Sbavaglio: “grazie Vincenzo, saresti d’accordo se quanto hai scritto venisse pubblicato a nome tuo, o meglio, non vorresti pubblicarlo tu stesso? Puoi spiegarci megli cosa sono i gasogeni, e i dettagli relativi alla loro efficienza, citata nel Blog di Grillo? Puoi commentare inoltre l'ipotesi dell'utilizzo di gasogeni sotto la responsabilità della Pubblica Autorità Locale, in anternativa al modello centralista del termovalorizzatore?”

Vincenzo: “…puoi pubblicare senza nessun problema la lettera di questa mattina (il testo precedente NDR). Però non mi far fare il giornalista che non è mai stato il mio mestiere. Sul tema dei gasogeni non c'è molto da dire. Se ieri sera (7 marzo, NDR) hai visto il servizio su RAI3, era spiegato benissimo cosa un Comune potrebbe fare se ci fossero le leggi a supporto per  il recupero della materia prima. Nel servizio si parlava dell'Austria e della semplicità di come funziona la gestione di un gassificatore. Su wikipedia si trova tutto sul processo di pirolisi di biomasse quindi non mi sembra corretto fare copia e incolla e  dire che è qualcosa di originale. Il processo di gassificazione poi non è una nuova tecnologia, esiste da fine '700 quindi non è assolutamente originale. La sola cosa che potrebbe essere originale è il processo di pulizia del Singas e l'eventuale metanizzazione o cracking per accorciare la lunghezza delle catene di carbonio (alcani e alcheni) in modo da migliorare la resa del gas all'interno del motore endotermico che fa girare l'alternatore. Ma anche su questo processo trovi grazie a "San Google" ogni genere di cose.

Constatando poi tanta meraviglia, la domanda che ci si pone è " ma perché una cosa semplice e consolidata non viene realizzata in qualsiasi comune in Italia"? La risposta che posso dare è la seguente:

  1. solo le autorizzazioni richiedono costi stimati in 200.000 €, il 20% dell'intero costo e tempi non sempre certi. Nessun imprenditore rischia tale cifra se poi si ritrova senza niente.
  2. Un piccolo impianto da 500Kw/ora elettrici richiede circa 8000 ton.  di combustibile anno. Reperire una tale quantità di chippato  non è banale perché in Italia non esistono micro aziende  che gestiscono il patrimonio boschivo. Non ha senso fare arrivare da Genova o dalla Germania le tonnellate di chippato richiesto. Se da una parte non produci CO2 per il tipo di combustibile dall'altra ne produci una quantità doppia solo nel trasporto. Gli impianti a chippato devono trovare la materia prima nel raggio di 20-30 Km e non oltre. La legge regionale ha il compito di far nascere micro aziende per la gestione dei boschi pubblici ma soprattutto privati, e creare un mercato a Km zero di chippato e di pellet.
  3. Gli impianti italiani sono fatti da "cantinari". Piccole aziende di meccanica grezza che con pochissima sperimentazione si sono inseriti in questo settore. La conseguenza è che se acquisti un impianto rischi di fare da cavia per diversi mesi. A mia conoscenza i più ferrati nel settore sono gli indiani. in India ci sono diverse migliaia di impianti installati. Si potrebbe fare gli importatori dall'India ma poi rischi di piantarti in anni di attesa per ottenere le autorizzazioni
  4. Infine la mancanza di un vero e proprio mercato fa sì che questi impianti abbiano prezzi estremamente elevati (500 Kw elettricità circa 2,3 milioni di €.).

Il prezzo non è dato da costo + un giusto margine ma da un reverse-engineering del business plan  legato all'attività dell'utenza (sollecitato sullo spiegare meglio il significato di queste oscure parole, Vincenzo non si è ulteriormente espresso: speriamo nel prosieguo del dibattito! NDR). Il risultato è che il rischio imprenditoriale è solo di chi acquista l'impianto e non di chi lo fa. Poiché il rischio è alto nessuna banca ti fa credito e così il ciclo non virtuoso si chiude. Non so se sono riuscito a farti un panorama  esaustivo sulla situazione, ma è  quanto posso dire di originale basandomi sulla mia esperienza in materia.”

Lo Sbavaglio: “Grazie Vincenzo”

 

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Marzo 2010 10:12  

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