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Il governo del nucleare con il c... degli altri

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Il premier era stato di parola. Lo aveva annunciato in campagna elettorale e lo aveva scritto nel suo programma di governo: l’Italia deve tornare ad essere una potenza nucleare, in campo civile s’intende. Sembrava non importasse più a nessuno - e meno che meno a chi avendo vinto le elezioni poteva, in base a un noto teorema, governare senza impedimenti legali o di altra natura - che nel 1987 una maggioranza bulgara di elettori, l’80%, avesse affondato con tre distinti referendum la stagione del nucleare civile in Italia. Perciò Silvio Berlusconi, giusto un anno fa, incontrando a Roma il suo quasi omologo francese Nicolas Sarkozy, aveva firmato un accordo per un'ampia collaborazione tra Italia e Francia in tutti settori della filiera nucleare, promosso due memorandum of understanding tra i gruppi Enel ed Edf, previsto la realizzazione di almeno quattro centrali di terza generazione in territorio italiano.

Poi silenzio o quasi per un anno. Qualche regione a dire il vero - Toscana, Piemonte e Liguria - aveva già messo le mani avanti minacciando il ricorso alla Consulta per violazione delle competenze regionali, qualora il governo avesse inteso procedere contro il loro parere. Altrettanto nota era la posizione del governatore pugliese Vendola: «Dovranno venire con i carri armati», che aveva pure voluto una legge regionale contro il nucleare. Lo stesso avevano fatto Campania e Basilicata e queste leggi erano state prontamente impugnate dal Consiglio dei Ministri di fronte alla Corte Costituzionale.

Ma cos’altro ci si poteva attendere dalle regioni “rosse”? Dunque si va avanti, perché pacta servanda sunt, si sarà detto il premier nucleare. Perciò due giorni fa il Consiglio dei Ministri, a maggioranza compatta anzi unanime, ha dato via libera al decreto legislativo sui criteri per la localizzazione dei siti nucleari. C’era ancora da aspettarselo che Mercedes Bresso dal Piemonte, Emma Bonino in corsa per la presidenza del Lazio e Pippo Callipo dalla Calabria avrebbero fatto muro. Già nota pure la posizione di Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, forte di una promessa fattagli personalmente da Berlusconi e altrettanto prevedibile la reazione del siciliano Raffele Lombardo.

Meno scontata deve essere stata, invece, la reazione, a pochi minuti dall'approvazione in Consiglio dei Ministri, del presidente della Lombardia Roberto Formigoni: «La mia regione è vicina all’autosufficienza, quindi non c’è bisogno di centrali nucleari». E ancor meno quella del ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, governatore in pectore della regione Veneto, il quale, dopo aver sostenuto il decreto che prevede i criteri per identificare i luoghi dove far sorgere gli impianti nucleari, ha negato qualunque necessità energetica nella sua regione. Ma Zaia si è spinto oltre, ha anche duramente contestato quelle regioni, tra cui la Campania, che hanno approvato leggi contro il ritorno del nucleare!

A questo punto anche i candidati del PdL in Puglia Rocco Palese, in Lazio Renata Polverini, in Calabria Giuseppe Scopelliti si sono prontamente adeguati. 

Voi, a questo punto, direte sindrome NIMBY … Macché NIMBY! A me viene assai più semplicemente in mente un noto aforisma che non posso riportare perché politicamente non corretto!

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Febbraio 2010 19:55  

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