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Good bye Great Britain!

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Stamattina sono tra i pochi in Italia (tra quelli coi quali di norma condivido un buon numero di idee) ad esultare insieme a Nigel Farage, uno dei leader politici più ottusi della storia britannica. Avevo scommesso sulla Brexit e così è stato.

 

 

Scrivo a poche ore dall’annuncio ufficiale dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, assumendomi non pochi rischi di affrettate valutazioni. Del resto è facile prevedere un periodo, non sappiamo quanto lungo, di turbolenze sui mercati e sulle istituzioni europee che interesseranno di certo anche noi Italiani. È nel medio/lungo periodo, però, che occorre collocare gli esiti più significativi della scelta dei sudditi di sua maestà la regina d’Inghilterra. In primo luogo per la stessa Gran Bretagna, già scossa da un’ondata di richieste indipendentiste che hanno lontane radici. La Scozia, l’Irlanda del Nord sono pronte ad abbandonare la nave britannica in tempesta e chiedere asilo all’Europa. È l’inizio della fine di una delle monarchie più antiche e più prestigiose al mondo. Chi, come me, è ferocemente avversario di ogni monarchia non può che rallegrarsene.

Quei sudditi di sua maestà che resteranno tali sperimenteranno le delizie dell’indipendenza e della fierezza isolana. Una cosa mai vissuta prima. Perché ciò che ha fatto grande l’Inghilterra, a partire dalla rivoluzione industriale, è stata la massima apertura ai mercati internazionali. Gli Inglesi si impoveriranno vieppiù. Qua sul continente potremo guardare a loro ammonendoci infinite volte sulla necessità di procedere con passo sempre più spedito verso l’effettiva integrazione europea. Perché se è vero che l’Europa così com’è non ci piace, soprattutto noi Italiani dovremmo sapere che altra soluzione non c’è.

 

PS Bene anche la fine delle incredibili concessioni fatte sin qui dalla UE alla Gran Bretagna. Non è in zona euro (né vorrà mai farne parte, dichiara) ma partecipa alle decisioni che riguardano la nostra moneta! Partecipa con sempre minori fondi al bilancio europeo, rimane in disparte sulla questione che scuote l’Europa: l’immigrazione. No, non rimpiangeremo la Gran Bretagna.

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Giugno 2016 10:50  

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