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La palude d'Europa

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Nei giorni scorsi abbiamo appreso dalla Commissione Europea che metà della corruzione nel Continente si annida in un sol paese: il nostro. Poiché l’Italia ospita poco più di un decimo della popolazione continentale ne consegue che noi italiani siamo cinque volti più corrotti della media dei nostri concittadini europei. La notizia, in sé terribile, non sembra aver prodotto né grande indignazione nell’opinione pubblica né la volontà, da parte della politica, di correggere il tiro adeguando i nostri comportamenti e la nostra legislazione. In fondo perché stupirsi? Anche senza questo certificato europeo da tempo conosciamo il marcio che c’è in noi.

 

 

Nei due rami del parlamento hanno seduto, forse siedono ancora, più delinquenti di quanto non dicano le statistiche nazionali sull’incidenza del crimine. Abbiamo avuto e forse ancora abbiamo, tra i deputati ed i senatori, mafiosi e criminali comuni, abbiamo persino eletto un presidente del consiglio votato alla delinquenza. Centinaia di consiglieri di ogni regione - con la sola eccezione, almeno sinora, di quelli della Toscana e del Veneto - non paghi di compensi di gran lunga superiori a quelle delle più alte cariche istituzionali di ogni parte nel mondo, hanno rastrellato tutto il possibile, non disdegnando neppure un cappuccino alla faccia delle casse pubbliche. Migliaia, forse milioni di italiani vivono della sola industria che ha attraversato indenne la crisi: la politica. Ci sono cinquantenni, sessantenni che non conoscono la timbratura di un cartellino e vivono, senza rinunce, del soldo pubblico. Sono quell’immensa pletora di portaborse, aspiranti onorevoli, amministratori di società pubbliche in dissesto, lacchè di partito che ad ogni buona occasione pontificano di lavoro e di legalità. Pensate che questo italian way of life riguardi solo la sfera pubblica? Vi sbagliate. La corruzione è ben annidata anche nel privato. Procedure d’acquisto pilotate, gare truccate, corruzione della pubblica amministrazione, truffe d’ogni genere sono, per molte aziende italiane, la prassi. Sono i manager di queste aziende ad essere insaziabili, arrotondando le milionarie paghe con extra-proventi che sono divenuti addizionali ed occulti fringe benefits, ma accanto a loro molti altri partecipano del banchetto contentandosi di un piccolo boccone d’avanzo. A questo ben misurato e poco invidiabile primato dobbiamo aggiungere quello dell’ignoranza e della volgarità, come ben descrivono le recenti pellicole di Sorrentino e di Virzì.  In passato l’Italia, sconfitta e distrutta dalla guerra, ha saputo raccogliere le migliori energie e garantire ai suoi figli un trentennio di relativo benessere, prima che dagli anni ’80 del secolo scorso non cominciasse ad essere divorata dal tarlo dei suoi peggiori vizi. Ora, però, non possiamo più farcela da soli ad uscire da questa palude, certo non possiamo farlo guidati da chi ci ha condotti sino a questo abisso e neppure ipnotizzati da un profeta o ammaestrati da un dittatore illuminato. La sola speranza, per noi italiani, si chiama Europa. Abbiamo profondamente bisogno di Europa. Ne abbiamo bisogno perché  la costruzione di una più ampia nazione europea può darci la spinta ideale per correggere i nostri difetti. Ne abbiamo bisogno perché solo la dimensione continentale può offrirci la possibilità di raggiungere quel livello di progresso e di civiltà che corrisponde ad una società più giusta e più equa.

Ultimo aggiornamento Sabato 08 Febbraio 2014 11:04  

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