La China è vicina

Giovedì 06 Ottobre 2011 12:59 Hits: 1613 Pino Gangemi Economia
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Ricorrendo ad una fantasiosa metafora, potremmo immaginare un’auto che, da molti anni, viaggia in discesa. All’inizio il pendio è continuo ma lieve, si va giù lentamente, quasi senza accorgersene. Il panorama, intorno, scorre lento e monotono; in pochi guardano fuori e osservano cosa avviene oltre il vetro del finestrino. Poi accade quello che alcuni avevano previsto ma che nessuno ha avuto la capacità o la volontà di fermare. Ci hanno raccontato che l’auto era sotto controllo, che il viaggio proseguiva come e meglio di prima, che le revisioni effettuate avevano fornito esito positivo, che bastava solo spendere un po’ di più per riempire il serbatoio di carburante, che il futuro era rosa e bisognava guardare al domani con ottimismo.

 

E invece, quasi all’improvviso, la china diventa ripida, sempre più scoscesa; qualcuno ha sabotato i freni, ha boicottato il cambio, il “freno-motore” non si può più utilizzare e, ormai, sembra finita anche la benzina. Il conducente ha deciso di badare definitivamente ai fatti suoi: in fondo guidava a tempo perso. È  sceso dall’auto senza farsi troppi scrupoli  o, forse, non ci era mai davvero salito. La pendenza, ora, fa paura e l’auto viaggia, incontrollata ed incontrollabile, sbandando in continuazione, diretta a folle velocità verso l’unica meta possibile: il baratro. Se quest’incubo fosse un film, potrebbe concludersi con la scena finale di “Thelma e Louise”: la macchina lanciata nel vuoto del Gran Canyon, e un pietoso fermo immagine sul quale scorrono i titoli di coda.

Ma, purtroppo (?!?), non è un film e neppure un incubo inverosimile: è l’Italia degli ultimi anni e degli ultimi mesi. Non sappiamo esattamente quando e come, ma siamo consapevoli di cosa accadrà. La china è vicina, distante solo un passo, pochi chilometri ancora e ci arriveremo. Non servirà a molto cambiare l’autista, tentare di riparare i guasti, sacrificare qualcuno – o molti – per tentare di fermare la corsa. Il declino, ormai, è inarrestabile e questo sarà il futuro del nostro Paese. Un declino economico, morale, sociale segnato dai cicli della Storia che ha visto nascere e decadere intere civiltà, imperi ritenuti incrollabili, potenze incontrastate che hanno guidato il pianeta Terra per migliaia di anni. Ciò che distingue il passato dal presente è solo una variabile del tutto mutata a partire dal secolo scorso: la rapidità con la quale gli avvenimenti si succedono. La Grecia, l’Italia, gli altri Paesi europei pesantemente coinvolti in crisi senza soluzione di continuità, saranno soltanto i precursori di un cambiamento totale che sta già spostando gli equilibri del mondo moderno da occidente verso oriente, riportando la Cina ai fasti che già conobbe in un lontano passato. Quello che stupisce, è la capacità di questo grande Paese di tornare protagonista assoluto sulla scena planetaria conciliando il paradosso di un’economia ispirata al capitalismo più feroce con un sistema politico pseudo comunista, totalitario, che nega i più elementari diritti dell’uomo.

Gli italiani, gli europei, gli occidentali diventeranno semplicemente più poveri, o meno ricchi se si preferisce, a seconda dei casi e dei tempi. Saremo economicamente e politicamente irrilevanti. Sarà difficile rinunciare al benessere – insieme reale ed apparente – a cui eravamo assuefatti, ritornare ad abitudini dimenticate, accontentarsi di ciò che ancora avremo. Forse, però, questa nuova condizione risulterà indispensabile per determinare l’inizio di un altro ciclo, per riaffermare valori e solidarietà perdute, riaccendere lotte, rivoluzioni, speranze. Forse, quando avremo poco o nulla in una comunità di uguali, potremmo accorgerci che il PIL non è così fondamentale nell’esistenza delle persone.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Ottobre 2011 11:40  

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