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Agosto 2013

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Traduco dalla Technology Review del MIT e ringrazio Francesco Lacapra per aver segnalato questo articolo su Facebook.

La causa delle rivolte e il prezzo del cibo

I teorici della teoria della complessità affermano che se non rovesciamo l’attuale dinamica dei prezzi del cibo, entro l’agosto 2013 l’instabilità sociale si estenderà in tutto il mondo

Cosa provoca le rivolte? Non è una domanda alla quale possiamo rispondere facilmente. Ma oggi Marco Lagi e compagni al New England Complex Institute di Cambridge (si tratta di Cambridge nel Massachusetts N.d.T) dicono di aver trovato una causa unica che sembra scatenare le rivolte nel mondo.

Questa singola causa è rappresentata dal prezzo del cibo. Lagi e compagni dicono che quando questo raggiunge una certa soglia, il mondo comincia ad essere scosso dalle rivolte.

Questa affermazione è suffragata da due fonti. La prima è rappresentata dai dati raccolti dalle Nazioni Unite, che diagrammano nel tempo il prezzo del cibo: si tratta dell’indice del prezzo del cibo della Food and Agricolture Organisation delle Nazioni Unite. La seconda fonte è rappresentata dalle date delle rivolte nel mondo, qualunque sia la loro causa. Entrambi questi dati sono rappresentati nella figura, che sembra dimostrare che nascono un sacco di guai nel mondo quando l’indice del prezzo del cibo supera una certa soglia.

Non si tratta di super scienza. Dice solo che è ragionevole che la gente diventi disperata quando non può più avere cibo. Si è spesso detto che ogni società è a tre miglia quadrate dall’anarchia (gioco di parole intraducibile: meals = farina, miles = miglia N.d.T).

Ma quello che, in questa analisi,  è interessante è che Lagi e compagni non dicono che il prezzo  elevato del cibo scatena necessariamente rivolte: esso crea semplicemente le condizioni in cui l’instabilità sociale si sviluppa. “Queste osservazioni sono coerenti con l’ipotesi che prezzi elevati del cibo siano fattori scatenanti dell’ instabilità sociale”, affermano Lagi e compagni.

In altre parole, i prezzi elevati del cibo portano ad un punto critico dove qualunque altra causa può scatenare una rivolta, come un fuoco acceso in una arida foresta.

Il 13 dicembre 2010 il gruppo di Lagi scrisse al governo USA segnalando che il prezzo globale del cibo stava superando la soglia critica che essi avevano identificato. Quattro giorni dopo Mohamed Bouazizi si diede fuoco in Tunisia per protestare contro le politiche governative, provocando un’ondata di instabilità sociale che continua anche oggi a diffondersi in tutto il medio oriente.

Tutto ciò porta all’ovvia considerazione che abbassare il prezzo del cibo significa stabilizzare il pianeta.

Cosa si può fare per rovesciare questa tendenza all'aumento? Lagi e compagni dicono che due principali fattori causano l’aumento del prezzo del cibo. Il primo è rappresentato dal commercio che specula sul prezzo del cibo, un problema sempre più grave negli ultimi anni, causato dalla deregolamentazione dei mercati e dalla rimozione dei limiti commerciali nelle transazioni tra venditori e compratori.

La seconda causa è dovuta all’uso dei cereali  per la produzione di etanolo, che è un’attività finanziata da sovvenzioni.

Entrambi sono fattori che il mondo occidentale e in particolare gli USA possono cambiare.

Oggi l’indice del prezzo del grano è al di sopra della soglia critica, ma la tendenza a lungo termine rimane al di sotto. Ma sta salendo. Lagi e compagni dicono che se la tendenza continua, attraverserà la soglia critica nell’agosto del 2013.

Se il loro modello ha il valore predittivo che loro affermano che abbia, il mondo diventerà come una polveriera in attesa di un fiammifero.

Ref: arxiv.org/abs/1108.2455: The Food Crises and Political Instability in North Africa and the Middle East

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Agosto 2011 08:00  

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