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La discriminazione

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E  adesso mi daranno dell’estremista, qualcuno, mi dirà, che non sono un vero democratico, e che ho un modo tutto mio di concepire  l’uguaglianza ma non credo che tali giudizi se mai dovessero arrivare, scalfiranno anche solo minimamente le mie convinzioni.  Da tempo ormai ho diviso per mia comodità, l’umanità in due categorie, i ricchi e i poveri, e poco importa se ci saranno ancora coloro che credono che sono presenti, fra queste due grandi categorie , ceti  e strati intermedi, in qualche modo  mediatori economici e sociali  fra queste realtà sociali  in antitesi storica fra loro sin dall’inizio della rivoluzione industriale.

Ma anche da quando è nato il mondo.

Ormai il ceto medio si è ridotto in maniera sostanziosa, e quello che oggi si riconosce in tale categoria, sono limitati ai portaborse, ai privilegiati della grande industria , agli affaristi  di banche, speculatori,  tutti coloro che,  bontà loro, giocano in borsa, i tirapiedi politici e poco altro. Anche questo  cuscinetto sociale si è dissolto come neve al sole, nel baratro della crisi troppo volte pilotata e “Usata”

Non si sa, se e quando la presunta ripresa economica sarà in grado di ridare corpo a quel ceto medio tanto corteggiato dal mondo politico, ed economico, tutti agognano alla loro conquista pensando forse erroneamente che questo  ceto funga ancora da ago della bilancia, che pendendo da una parte o dall’altra, possa ancora  decidere le sorti della politica nazionale ma non sarà mai più così. In buona sostanza  qualunque cosa ci raccontano i padroni del vapore, la validità, la riuscita, l’acquisizione del consenso, si ottiene se la politica economica risponde alle esigenze reali  del paese, e quindi della “ Gente” tutto il resto dei problemi che pure sono gravi ed importanti  rischiano di essere dei semplici ammennicoli di scarsa importanza, cosa non sempre positiva. Questo paese per rinascere abbisogna di un nuovo, grandioso sussulto di orgoglio nazionale, un risorgimento, culturale economico e ideale. Una nuova e diversa azione propulsiva rivoluzionaria e democratica. Ma soprattutto occorre ridare all’uomo, all’essere umano nuova dignità. Urge una nuova e diversa classe politica, economica ed industriale. Occorre rifondare pezzi importanti della nostra economia, produttiva, inventiva e iniziativa devono riscoprire il gusto e la cultura del lavoro, come strumento fondativo, per affondare le radici in  nuovi sogni e prospettive che si devono offrire a tutte le generazioni  che formano la nostra società. E tocca ai giovani ai nuovi soggetti politici e generazionali  raccogliere questo testimone fondamentale per il futuro della nostra società. Si deve però cambiare registro, si devono fare scelte coraggiose nuove e soprattutto si devono capovolgere quanto meno alcuni concetti di uguaglianza e di parità che solo apparentemente sono tali in quanto nella realtà sono elementi di profonda ingiustizia, di mistificazione,  di arroganza culturale e politica. Enormi risorse sono necessarie per la ripresa, risorse in primo luogo economiche, culturali, sociali.  In questa grande opera mastodontica ma necessaria. Tutti devono fare la loro parte senza esclusione alcuna. Non dobbiamo più accettare  però la solita annosa teoria dei due tempi composta solitamente da un tempo solo prima i diseredati, i poveri, I pensionati, i lavoratori a reddito fisso, operai impiegati, lavoratori a  e tutti quelli che sono costretti a pagare perché i loro soldi sono controllati alla fonte, ed anche  a causa di queste gabelle non arrivano mai  alla fine del mese. Mentre artigiani commercianti liberi professionisti, piccoli medi e grandi padroni pagano per così dire dopo, e questo  poi,  è un’altra ingiustizia che si consuma ai danni di tutti e quindi dello stato, significa in particolare per i grandi, rimandare alle calende greche, occorre una diversa giustizia fiscale, che mette anche le altre categorie nelle stesse condizioni  tutti i soggetti  fiscali. Non è più tollerabile che solo il 20%  di cittadini  mantenga fiscalmente il restante 80 %, la gradualità fiscale come si presenta nella sua realtà più cruda. Ad oggi, è soltanto una favola, raccontata sia dalla destra che dalla sinistra, la giustizia fiscale deve tenere conto della realtà economica dei vari soggetti e delle famiglie, e soprattutto occorre  avere la volontà politica di perseguire gli evasori fiscali, con strumenti nuovi e possibilmente senza avvertire preventivamente chi deve essere controllato cosa che capita troppo spesso. Il concetto equanime del chi più, più da e chi meno ha meno dà, deve diventare un concetto base per la creazione di una società veramente solidale, non è più pensabile ne concepibile, permettere in primo luogo,agli evasori fiscali, e hai ricchi un rapporto speculare con qualunque sociètà, pagare le tasse deve diventare obbligo morale e materiale, ed economico, contribuire in mniera più sostanziosa, alla crescita del proprio paese,  in questo caso della sua salvezza, è un dovere, in quanto,  ciò  versato nelle casse dello stato serve in primo luogo a loro in  quanto industriali,  essi sono i maggiori fruitori diretti della ricchezza prodotta dallo stesso paese  mentre per i lavoratori dipendenti di questa ricchezza come sempre ne usufruiscono solo in minima parte, lor signori sono,  i più grandi beneficiari della ricerca, di base ad ogni livello però pretendono che siano i più poveri a dover pagare i costi delle ristrutturazioni e dell riforme in ogni modo e per ogni tipo d’ investimento, in qualunque struttura dello stato, e loro  i padroni a dover ottenere i maggiori benefici economici e politici, lasciando intere generazioni a languire nelle ingiustizie e nelle povertà che la società capitalista impone attraverso lo sfruttamento delle risorse non solo umane. Con le scelte effettuate dalla Gelmini, con i tagli sulla scuola, ed in particolare nella ricerca, il paese subisce un vero e proprio arretramento, un tracollo degno solo dei paesi nazionalisti e fascisti presenti nei paesi più arretrati dell’Africa o del sud America. Arretramento culturale politico, sociale e civile, soprattutto perché coloro che più pagheranno questa scelta infame saranno come sempre, le famiglie più povere che non saranno in grado di mantenere i loro figli a scuola, non potendo così accedere al diritto alla cultura, al sapere alla civilizzazione, della società del nostro paese.

Si è dato ancora un vergognoso colpo di scure alla costituzione, alla democrazia, ai diritti umani. Ciò vale oggi più di ieri, per tutti quei diritti sociali che vengono sempre messi in discussione dalla crisi certo, ma in particolare per le politiche economiche di classe che vengono portate avanti dai governi di destra, e privatizzare i diritti sociali dei cittadini porta sempre conflitti sociali insanabili perché la forbice delle differenze economiche tra i ceti più poveri e quelli ricchi aumenta sempre più e vedono in questa fase aumentare i loro profitti e i loro privilegi, mentre i poveri diventano più numerosi e più poveri.  Non vogliono capire che LA POVERTA’ E’ UN’INGIUSTIZIA. E’ necessario che si volti pagina, la gradualità fiscale venga realizzata in maniera diversa da come è stata concepita sin’ora . Dobbiamo stabilire valori e scale che favoriscano in modo  dichiaratamente discriminatorio, i ceti più poveri pensionati sociali, lavoratori a part-ime, cassa integrati, operai. Perché in queste condizioni non si possono mantenere i propri figli a scuola, non si possono curare, con lo sfascio cui versa, la sanità, e ancora problemi come la casa, i trasporti, le tasse universitarie, e ancor di più non si può pensare ad un futuro industriale e civile se si applicano tagli alla cultura , alla ricerca, alla scienza, sino a tagliare i fondi allo spettacolo,  teatro, ai musei.

E l’ultimo esempio vergognoso sono i cimeli della nostra storia, una culla delle civiltà, assieme a quella greca, dissolti come è successo alle rovine di POMPEI  e non sbaglio a pensare che gran parte del nostro patrimonio unico al mondo, nelle mani di questi Barbari si dissolverà in breve tempo. La gente quella comune, farà comunque la propria parte, l’abbiamo sempre fatta. Un paese democratico che vuole definirsi tale in primo luogo deve occuparsi  di quelli che che hanno fatto grande il proprio  con i lavoro, con i sacrifici, e non hanno niente, una volta che viene tolto loro il lavoro l’unico mezzo di sostentamento non hanno certo niente a che fare con  gli scandali, le speculazioni, con gli intrallazzi, i giochi di potere per l’acquisizioni degli appalti, con gli intrighi con le banche, con le collusioni con le cosche mafiose.  Sappiamo anche molto bene che chi compie  crimini nel campo dell’economia, della politica generalmente vengono premiati dal potere con promozioni e liquidati con cifre a nove zeri. E assumono quanto detto andando in giro a raccontare che non ci sono soldi. Una volta tanto se amano il nostro paese comincino a contribuire in maniera più corposa  sperando che non li facciano cavalieri perché all’ITALIA PORTANO SFORTUNA … Abbiamo bisogno di gente seria, onesta e di una sinistra …

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Dicembre 2010 12:33  

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