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La cricca, i soldi e il Vaticano

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Tutti dicono che il denaro è lo sterco del diavolo, e che gran parte dei mali e dei problemi  odierni sono causati dalle palanche. A mio modo di vedere invece il denaro, e in particolare l’introduzione della banconote, ha comportato numerosi vantaggi per l’uomo: in primis – con il denaro - quello di introdurre una misura, un metro comune per esprimere rapporti di valore, un po’ come capita con il metro o il chilo, favorendo un commercio non più basato sullo scambio diretto dei beni (magari non disponibili nel momento della domanda), e in secundis - con la banconota –quello di permettere un disaccoppiamento dal bene campione reale, creando un concetto di ricchezza basato sulla fiducia.

Si tratta di un credito nei confronti del possessore del bene reale, basato sulla fiducia che egli, in ogni momento, possa sostituire il pezzo di carta con il bene reale da esso rappresentato: insomma, un inghippo finanziario poi moltiplicato all’infinito e sfociato recentemente nella crisi di cui tutti parlano, quando, in una specie di show down planetario (passando dalle banconote ai bond che funzionano più o meno allo stesso modo), si è scoperto che dopo una interminabile serie di pezzi di carta che esprimevano valori di altri pezzi di carta, alla fine del trenino c’era solo il valore della carta stessa su cui erano stampati, che, per quanto artisticamente concepita, non valeva una beata fava. Dato che il rapporto tra carta e bene reale è basato sulla fiducia, si può moltiplicare infatti il valore circolante rispetto a quello effettivo secondo un coefficiente basato sulla fiducia stessa: più c’è fiducia, più c’è circolante in giro rispetto al bene reale; quando la fiducia è eccessiva si forma una bolla, che crolla al primo gonzo che va a vedere e si ricomincia da capo; su questo giochino si basano le fortune personali di innumerevoli manager bancari, speculatori finanziari, ministri delle finanze, guaritori e uomini di medicina.

Oltre a ciò – sempre a mio modo di vedere – il denaro, per strano che possa sembrare, è alla base della tolleranza (intesa come virtù). Un esempio per tutti: andando ad Amsterdam non si può non sentire e gioire dell’atmosfera di tolleranza e libertà che ivi si respira (dico anche prima del primo spinello): ebbene, io mi sono fatto persuaso che tutto ciò è merito del denaro. Infatti con la storica apertura mentale che da sempre contraddistingue la chiesa cattolica, l’inquisizione spagnola nel 500 e nel 600 si esibì in tali luminosi atti di persecuzione nei confronti degli ebrei sefarditi, che molti di essi, forzatamente o per opportuna difesa, si convertirono formalmente al cristianesimo: si tratta dei cosiddetti marranos, che furono presi così in odio da tutti gli altri cristiani, che li consideravano finti e ipocriti, da essere perseguitati nel corso di allegre feste popolari (i cui promotori probabilmente saranno ora santi della chiesa, in puro stile Cirillo e Bellarmino) quali ad esempio la strage di Lisbona del 1506: vale la pena di leggere direttamente quanto scritto su wikipedia, che da un’idea della crescente ed entusiastica partecipazione del popolo, del clero e delle autorità alla festosa celebrazione:

“I portoghesi odiavano i marrani più di quanto odiassero gli ebrei, considerandoli né cristiani, né ebrei, ma atei ed eretici. Più di un portoghese preferiva la morte piuttosto che essere curato da un medico marrano. L'odio provato per i marrani, che era stato represso per lungo tempo, esplose a Lisbona. Il 17 aprile 1506, vennero scoperti diversi marrani che possedevano ‘alcuni agnelli e pollame preparato secondo gli usi ebraici; oltre a pane non lievitato e erbe amare, secondo le regole della Pasqua ebraica, la cui festività celebravano a notte fonda’. Alcuni di loro vennero catturati, ma rilasciati dopo pochi giorni. La popolazione, che si aspettava di vederli puniti, giurò vendetta. Nello stesso giorno in cui i marrani vennero liberati, i domenicani mostrarono in una cappella laterale della loro chiesa, dove erano presenti diversi neo-cristiani, un crocifisso e un reliquiario di vetro dal quale usciva una luce particolare. Un neo-cristiano, che fu così incauto da spiegare questo miracolo come dovuto a cause naturali, venne trascinato fuori dalla chiesa e ucciso da una donna infuriata. Un domenicano incitò ulteriormente la popolazione; e altri due, crocifisso alla mano, girarono per le strade della città gridando ‘Eresia!’ e invitando la gente a distruggere i marrani. Tutti i neo-cristiani trovati nelle strade vennero uccisi, e ne seguì un terribile massacro. Più di 500 marrani vennero uccisi e bruciati il primo giorno; e le scene di uccisione furono ancor più atroci il giorno seguente. Le vittime innocenti della furia popolare, giovani e vecchi, vivi e morti, vennero trascinate fuori dalle loro case e gettate sulle pire. Anche cristiani che in qualche modo somigliavano ai marrani vennero uccisi. Tra le ultime vittime, è più odiata di tutte, ci fu l'esattore delle tasse João Rodrigo Mascarenhas, uno dei marrani più facoltosi e distinti di Lisbona; la sua casa venne completamente demolita. In questo modo, almeno 2.000 marrani perirono nel giro di 48 ore. Re Manuele punì severamente gli abitanti della città. I capipopolo vennero impiccati o squartati, e i domenicani che avevano dato il via alla rivolta vennero garrotati e arsi. Tutte le persone condannate per omicidio o saccheggio vennero punite corporalmente, e le loro proprietà confiscate, mentre la libertà di religione venne garantita ai marrani per vent'anni.”

Ovviamente sua maestà Manuele si sarà assai seccato nel veder  il suo esattore delle tasse fatto fuori.

I marrani quindi, rottisi i cabasisi, emigrarono in numerose parti dell’Europa, ma principalmente nelle Fiandre e nei Paesi Bassi e soprattutto ad Amsterdam, dove era in corso un tumultuoso sviluppo economico dovuto allo spostamento delle rotte marittime tradizionali dal Mediterraneo all’Atlantico, a causa della grandi scoperte geografiche in corso d’opera. E quindi c’era un gran bisogno di soldi, palanche, fiorini, svanziche, conquibus, insomma capitale, per finanziare le imprese e il grande sviluppo urbanistico di quella che fu nomata “nuova Gerusalemme” nelle paludi del mare del nord. E i marranos avevano questa grossa virtù: di avere una barca di soldi, a causa dei loro curricula vitae iberici. Mentre nella penisola iberica sollevavano invidie e risentimenti, ora venivano accolti a braccia aperte da gente che della religione non gliene poteva fregar de meno, disposta ad una grandissima tolleranza di razza, sesso, fede e provenienza in nome di un unico solo e fondamentale valore, misurato in denari.

Tornando però al concetto di fiducia dopo questa ampia digressione social-urbanistisca, è ovviamente necessario che la mappatura tra i numeri che esprimono i valori di mercato e i valori reali sia pubblicamente dichiarata attraverso la pubblicazione di papiri il più possibile chiari, onesti e trasparenti: i famosi bilanci (dello stato, delle banche, della FIAT etc.). Necessità che –anche in questo caso – ha fatto nascere un fiorire di professioni: commercialisti, revisori, sindaci etc. che qualche volta approfittano del loro know how  per scrivere papiri apparentemente chiari ed onesti, ma in realtà truffaldini e mendaci: e per questo richiestissimi da organizzazioni pubbliche e private, quali i governi,  le banche, le organizzazioni industriali e finanziarie etc. Con il nobile intento di infondere fiducia a gente da inchiappettare poi con comodo. Non faccio nomi, ma molti indovineranno a chi sto pensando. Tanto per dirne una, quando l’azienda in cui facevo finta di lavorare fallì (faceva computer, chi sarà?), fecero il mazzo a tutti ma non ai capi degli uffici amministrativi. Chissà perché! Non ho mai lavorato nel latte o nei pomodori, ma non credo che la cosa fosse molto diversa.

Vi sono però ambiti in cui la fiducia non rappresenta il valore maggiore, perché non dipendono dai rapporti con il mercato: tanto per fare due esempi, le mafie e le teocrazie, organizzazioni entrambe caratterizzate da una speciale opacità.

Lo Stato della Città del Vaticano infatti non pubblica bilanci. Inoltre lo IOR (Istituto delle Opere Religiose) consente agli abitanti e ai funzionari della Città del Vaticano, ed anche a persone di altra nazionalità purché di chiara fama, l’apertura di conti, alla condizione che siano finalizzati ( almeno gli interessi) alle opere di bene. Ancora, lo IOR opera come una banca off-shore,  nel senso che ogni azione accertatrice della magistratura italiana deve passare attraverso rogatorie internazionali spesso ignorate o chiuse da risposte tarroccate. Poi, in virtù del concordato stato-chiesa, i funzionari vaticani non sono incriminabili dalla magistratura italiana. Last but not least, i profitti dello IOR sono a diretta e insindacabile  disponibilità della Sua Santità del momento, che ne può democraticamente disporre a suo piacere e senza renderne conto a nessuno: dato lo scarso consenso che universalmente si ha sul significato di “opera di bene”, le destinazioni di questi capitali possono essere quindi le qualunque: dal finanziamento di Solidarnosc, all’appoggio dei regimi di destra in America Latina (santo subito!).

Quanto sopra costituisce esattamente la ricetta far proliferare i peggio commerci. Al limite, basta un prestanome vaticano che gestisca, attraverso un suo conto, soldi conferiti da altri: Gardini, per pagare le tangenti Enimont, Provenzano, per lavare i soldi della mafia, Andreotti per garantire e mantenere la sua base di potere. Una sorta di Cayman Islands, proprio al centro di Roma, a cui si accede superando le guardie svizzere tramite esibizione di una ricetta medica per farmaci disponibili solo nella vaticana farmacia (non cercate però la RU486). Fino ad arrivare al tragicomico del ministro dei lavori pubblici Gianni Prandini del sesto e settimo governo Andreotti, che, tempestando tangentopoli, pensò bene di parcheggiare i suoi sudati ma ingenti risparmi  al di là delle mura leonine tramite fidati prestanome, salvo poi non trovarne più traccia a tempesta passata e ad affidarsi – udite udite – alla carte bollate della giustizia italiana per un loro improbabile recupero. Causa ancora in corso.

Lasciamoci con questa lieta nota sulle disgrazie prandiniane:  fine della puntata; la prossima volta parleremo di quanto tutto ciò ci costa (se ci riesco). Perchè, forse non lo immaginate, ma noi siamo tra i principali finanziatori di questa limpida e trasparente organizzazione, grazie ai cavalieri Benito,  Bettino e - credo - 3monti. Solo che a noi i bilanci non ce li fa vedere nessuno.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Luglio 2010 22:06  

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