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Due notizie e loro interpretazione

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Nel medesimo giorno ci sono state due notizie quasi contemporanee che sembrano non avere nesso tra di loro, mentre in realtà, a mio parere, presentano una grande importanza per tutti gli italiani.

Le notizie sono:

Su Ansa 14 giugno, 11:52

Piano Ue: Frattini, Italia pronta a porre il veto "Se non ci sarà un riferimento al debito aggregato, non solo al debito pubblico"

Su Ansa 14 giugno, 14:44

Bankitalia: ad aprile debito pubblico a livelli record a 1.812,7 mld

ROMA - Debito pubblico a livelli record: ad aprile si è attestato a 1.812,790 miliardi di euro, il livello assoluto più alto mai raggiunto. Lo comunica la Banca d'Italia. Entrate in calo nei primi quattro mesi del 2010: le entrate tributarie da gennaio a aprile 2010 si sono attestate a 104,7 miliardi di euro in calo di 2 miliardi in valore assoluto e dell'1,8%.  

Sul saccheggio sul debito pubblico da parte del Governo Berlusconi ho già parlato in miei due precedenti articoli che hanno anticipato l'attuale difficile momento del paese

La situazione è da leggersi, a mio parere, cosi':

Un governo che non sta alle regole non è corretto in tutti i sensi e coloro che hanno votato questo Governo avranno di che pentirsene nel prossimo futuro.

La regola di economia a cui il ministro Frattini minaccia di porre il veto, vedremo nel seguito con anche qualche ragione verso i nostri partner ma con molta malizia verso gli italiani, e' che non viene accettato il debito pubblico come un indice di difficoltà del paese a essere solvente, cioè a dimostrare che è in grado di pagare i propri debiti.

Per fare un paragone con la fisica è come dire che la gravità sul territorio italiano e' diversa dalla gravità che agisce nel resto della terra e nell'universo in genere: che in Italia non ha valore la legge di Newton.

In pratica si dice nelle sedi competenti europee (ma non agli italiani) che è vero che abbiamo il terzo debito pubblico mondiale, ma con quella postilla aggiunta, “debito aggregato”, si intende anche che abbiamo un saldo positivo dei privati tra i più alti al mondo che va in parziale compensazione all'enorme debito pubblico.

Questo è profondamente vero. La ricchezza degli italiani è composta di due entità: il bene privato più il bene comune. Tutti ci parlano del bene privato, dai sindacati, ai candidati a qualsiasi carica politica, ai nostri genitori, al nostro partner, ma nessuno ci parla del bene comune.

Il motivo per il quale nessuno parla del bene comune è che in realtà è un grosso debito e allora nessuno lo fa notare agli italiani perché perderebbe di popolarità.

Questo lo scenario.

In questo momento noi mediamente siamo più indebitati che ricchi.

L'enorme debito pubblico è coperto dai BOND che lo stato emette con promessa di rimborso alla scadenza. I BOND sono i BOT, i CCT e simili. Se uno stato non riesce a collocare in propri BOND rischia la bancarotta come in Grecia in questo momento o come è avvenuto in Argentina qualche anno fa, perché non riesce a restituire i titoli che aveva promesso di onorare alla loro scadenza. L'investitore nel sottoscrivere i BOND ricava un interesse che lo alletta a compiere l'operazione. Più uno stato è a rischio bancarotta più l'interesse è elevato per dirottare capitali riottosi all'acquisto dei BOND meno solidi.

In Italia l'interesse per i nostri BOND è basso, è relativamente molto basso.

Queste le mie valutazioni, SE&O.

Attualmente ritengo che lo stato italiano a nostra insaputa abbia imposto alle banche di acquistare i BOT a condizioni di favore per lo stato ed è questo il motivo che il ministro Frattini rivendica in sede comunitaria per dire che non conta solo il debito pubblico ma anche quello che noi privati cittadini potremmo coprire o che comunque lo stato potrebbe attingere per salvarsi dalla bancarotta.

La mia supposizione è che lo stato abbia trasferito soldi privati a coprire il debito pubblico, senza chiederci niente; in altre parole ha saccheggiato i nostri risparmi privati per coprire parzialmente il buco e non evidenziare il saccheggio al nostro bene comune che sta con costanza attuando. Questa operazione è permessa con la delega che il cittadino fornisce scegliendo da chi farsi governare. Ovviamente se la banca fallisse per questi suoi investimenti forzati chi ci perde è il correntista e non lo stato, quindi ha ragione il ministro Frattini a parlare di debito aggregato. Aggregato a noi italiani risparmiatori.

Se voi andate al museo civico che si affaccia in piazza del Campo a Siena, già nel 1500 i senesi avevano capito tutto, infatti in una grande sala è rappresentato su una parete in modo pittorico “il Buon Governo” e dirimpetto per contrasto viene rappresentato “il Cattivo Governo”. Chiunque senta una descrizione del Buon Governo e del Cattivo Governo rappresentati in quei affreschi riconosce gli attuali protagonisti e le loro opere discernendo immediatamente da quale parte siano raffigurati.

Per questo motivo il voto dovrebbe andare a persone integre moralmente ed è per questo motivo che la legge attuale (“la porcata” come l'ha definita il ministro Calderoli che essendone l'autore la conosce bene) impedisce che i cittadini possano scegliersi i candidati. E' per questo motivo che si vogliono evitare le intercettazioni che colpiscono i malandrini, che si vuole limitare l'informazione che informa il cittadino di cosa sta succedendogli intorno, che vuole condizionare la giustizia dividendola ostacolando il perseguimento della corruzione e del malaffare.

Se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l` albero.

Come riflessione ulteriore vi porto una descrizione di un precursore che ha già compiuto solo pochi anni fa un percorso simile a quello che stiamo ora seguendo. A mio giudizio è impressionante l'analogia (evidenziata in verde) e spero che la conclusione sia diversa per il bene di tutti.

Il testo è in spagnolo non tradotto perché nessuno mi possa accusare di forzare quello che sta succedendo. Per semplicità ho tagliato passi meno significativi, ma l'indirizzo permette di leggere l'originale su internet finché ci viene consentito di farlo.

I terremoti non si possono prevedere e chi li prevede, come fece il ricercatore Giuliani prima del terremoto dell'Aquila, permise a Bertolaso di dire “i terremoti non si possono prevedere, chi lo fa, sono imbecilli che diffondono il panico tra la popolazione”, mentre un presidente del Consiglio affermava poco dopo che “entro tre anni il cancro sarà sconfitto in Italia”. Forse è anche per questo motivo che il Governo cerca in tutti i modi di boicottare la ricerca e le idee libere e indipendenti.

Nonostante tutto è mia opinione che essendo l'Italia inserita in un contesto europeo non sia l'Argentina, che era isolata, e l'esito finale sarà diverso; ma per raggiungere questo occorre comprendere i nostri errori e porvi rimedio.

Da: http://es.wikipedia.org/wiki/Carlos_Menem

Menem

Profesión: Abogado

Vida pública después de sus presidencias

En mayo de 2001 contrajo matrimonio con la ex modelo (Miss Universo 1987) y conductora televisiva chilena Cecilia Bolocco, con la cual inició los trámites de divorcio en febrero de 2008.

Menem se divorció de Bolocco tiempo después. Menem tiene también un hijo de una relación extramatrimonial,

El 7 de junio de 2001 fue detenido por una acusación de tráfico de armas a Ecuador y Croacia durante su gobierno (en 1991 y 1996) quedando bajo arresto domiciliario hasta noviembre del mismo año cuando la Corte Suprema emitió un fallo absolutorio en su favor.

Primera presidencia (1989-1995)

El gobierno de Menem se plegó a los principios del Consenso de Washington, para esto introdujo una serie de reformas neoliberales: con la aprobación de la Ley de Reforma del Estado fue autorizado a privatizar varias empresas estatales, en la forma que el presidente estimara conveniente. Las primeras privatizaciones efectuadas fueron las de la empresa telefónica Entel y la de Aerolíneas Argentinas.

Se desreguló la economía, reduciendo cupos, aranceles y prohibiciones de importaciones, y se estableció la libertad de precios. Con el aumento de impuestos como los del Valor Agregado y Ganancias se aumentó la recaudación fiscal.

Estas medidas lograron una estabilidad económica sin inflación significativa que ofreció un clima favorable para el surgimiento de inversiones y el ingreso de capitales desde otros países, produciéndose un marcado crecimiento del PBI. Ese aumento estuvo traccionado por el incremento del sector servicios, mientras que el PBI industrial se contraía y la economía argentina se primarizaba. La estabilidad económica fue entonces, sólo aparente, ya que disminuía la capacidad de la economía de emplear mano de obra y cerraban incontables establecimientos industriales. Durante su gobierno la deuda externa pública se multiplicó desde los 45.000 millones que había dejado el gobierno de Alfonsín, hasta finalmente llegar en el 2000 a 145.000 millones.

Al asumir Menem el gobierno, los valores de desocupación y subocupación habían alcanzado picos históricos (8,1 y 8,6% de la población económicamente activa, respectivamente).

Para el final de su gobierno, estas cifras eran de 13,8 y 14,3%. Contribuyeron al aumento del desempleo y el subempleo, los despidos masivos en las empresas públicas privatizadas, la terciarización de actividades y las sucesivas medidas de flexibilización laboral.

Segunda presidencia (1995-1999)

En su segundo mandato, Menem mantuvo las políticas económicas de su primera etapa de gobierno. Esta vez, sin embargo, el comienzo de una recesión en el tercer trimestre de 1998 y nuevas acusaciones de corrupción tuvieron como consecuencia un descenso en su popularidad: luego de un nuevo intento de reforma constitucional —esta vez fallido—, Menem terminó su gobierno el 10 de diciembre de 1999

Plano político

Durante su gobierno, se modificó por ley del Congreso el número de integrantes de la Corte Suprema de Justicia, elevándolo a nueve miembros. Parte de la prensa denominó a esta corte ampliada la mayoría automática, aduciendo que en la mayor parte de los casos polémicos los votos de estos cinco jueces coincidían con la posición del gobierno.

lo cierto es que la Argentina fue blanco de dos ataques terroristas: el primero a la embajada de Israel, el 17 de marzo de 1992, y el segundo contra la AMIA (Asociación Mutual Israelita Argentina), el 18 de julio de 1994, que provocaron 29 y 85 muertos respectivamente.

En el 2004 un tribunal federal comprobaría que el juez que hacía 10 años investigaba la causa, Juan José Galeano, habría sobornado, siguiendo instrucciones del gobierno de Menem, a uno de los inculpados para que incriminara a oficiales de la policía bonaerense. Más aún, en junio de 2006, Hugo Anzorreguy, jefe de la Secretaría de Inteligencia del Estado (SIDE) durante el gobierno menemista, manifestó ante el juez federal que Menem había ordenado dicho soborno utilizando dinero de los fondos públicos. Hasta esa fecha la investigación no se ha completado.

Las denuncias de corrupción sobre su gobierno no impidieron que su gestión mantuviera una imagen favorable debido al éxito en la faz económica.

En 1993, su Ministro del Interior, Gustavo Béliz, renunció a su cargo y declaró públicamente que el presidente estaba rodeado de corruptos. Cuando Menem anunció su propósito de hacer aprobar una ley que declarara la necesidad de convocar a una convención constituyente que modificara la Constitución Nacional y permitiera su reelección se planteó un conflicto interpretativo respecto del artículo 30 de dicha Constitución.

Menem presionó con utilizar la interpretación que lo favorecía e incluso convocó a un plesbiscito no vinculante para que ciudadanía opinara sobre la reforma, pero finalmente entró en negociaciones con el líder de la oposición radical, Raúl Alfonsín, quien aceptó que se convocara a una Convención para la reforma de la Constitución Nacional que incluyera además del tema de la reelección otras cláusulas que le interesaban, tales como la elección de un tercer senador por la minoría, el establecimiento de la figura del Jefe de Gabinete y la incorporación a la Constitución de diversos convenios internacionales, entre otros puntos, todo lo cual configuró el llamado Pacto de Olivos. La reforma fue aprobada por la convención en 1994 y permitió la reelección de Menem al año siguiente.

Menem dedicó especial atención a los medios de difusión, profundizando así su protagonismo público y su perfil mediático.

DA:

http://www.cidob.org/es/documentacio/

biografias_lideres_politicos/america_del_sur/argentina/carlos_menem

 

  1. Visión hemisférica y legado económico del menemismo

El caso es que, como el futuro inmediato se iba a encargar de mostrar con toda crudeza, Menem legaba un edificio económico absolutamente socavado por el déficit de las cuentas públicas, consecuencia de un sistema tributario ineficiente que su Gobierno, a diferencia de otras reformas estructurales no más urgentes, rehusó modernizar.

Sin sistematizar los impuestos, sin taponar la hemorragia de fondos hacia fines improductivos relacionados con las tramas clientelistas del justicialismo, y sin conculcar su asumido monetarismo, el problema del déficit lo afrontó la administración Menem cargándose con obligaciones financieras, bien tomando créditos externos, bien emitiendo deuda pública, y para enjuagar el primer monto de débitos confió en los ingresos obtenidos de venta de las empresas del Estado. En realidad, el déficit fiscal y la deuda externa no hicieron más que crecer en todo el período, de manera que a finales de 1999 la primera variable superaba los 7.000 millones de dólares y la segunda, sumando los montos públicos y privados, alcanzaba los 170.000 millones, más del doble que en 1989.

El 22 de enero de 1999, coincidiendo con la acumulación de noticias económicas negativas, salvo el comportamiento de la casi inexistente inflación, que auguraban una importante recesión para ese año (en efecto, el último año de ejercicio presidencial conoció una caída productiva del 3,1%), Menem propuso sustituir el peso por el dólar como moneda de cambio a fin de demostrar a las claras a los inversores el saludable estado de la economía argentina.

9. Lanzamiento de un nuevo envite presidencial

Con su energía y optimismo habituales, Menem, cumplidos ya los 71 años, se lanzó de lleno a la batalla interna justicialista para la nominación presidencial en las elecciones de 2003, las cuales prometió ganar frente a todo contrincante, ya fuera del PJ, la UCR o el Frepaso. En un momento crítico para el Gobierno aliancista por el gravísimo deterioro del sistema financiero nacional, el cual, como medida desesperada para detener la avalancha de reintegros de caja, decretó (1 de diciembre) el corralito o inmovilización de todos los ahorros y depósitos bancarios, Menem alzó su voz para descargarse de toda responsabilidad en el presente estado de cosas, que terminó precipitando el temido estallido social el 19 de diciembre, con su balance de decenas de muertos y saqueos en todo el país, y el hundimiento del presidente de la Rúa al día siguiente.

Según Menem, la crisis fiscal que había llevado al país al borde de la bancarrota y el corte de las líneas de crédito exteriores no tenía que ver con la situación dejada en herencia por él, sino con una "estrategia económica equivocada" del Gobierno delarruísta, que frustró unas expectativas de reactivación económica y de obtención de ingresos, fundamentales para evitar el fantasma de la iliquidez, apuntadas en el último trimestre de 1999, año que, se recordará, fue gobernado casi íntegramente por Menem y que registró una recesión del 3,1% del PIB, mientras que 2000 cerró con un descenso productivo del 0,5%.

10. Victoria insuficiente y abandono en la elección de 2003

Cumplir los abrumadores compromisos financieros, exigía, a su juicio, gozar de un superávit fiscal primario permanente, así que habría que convertir en estructural lo que ya era un logro coyuntural. Para ello, Menem proponía una descentralización tributaria cuyo concepto clave era el de la corresponsabilidad fiscal en el gasto y la recaudación, de manera que las provincias y los municipios fueran liberando al Estado de la responsabilidad de recaudar y avanzaran en la financiación de su propio gasto público.

Para combatir estos azotes, Menem esbozó un plan nacional para la emergencia alimentaria y sanitaria, una ley de emergencia de seguridad y un pacto federal de justicia y seguridad. Sobre el trabajo, el ex presidente opinaba que la competitividad de la economía no debía basarse en los sueldos más bajos, como afirmaba que había ocurrido tras la devaluación del peso, y proponía generar empleo sin recurso a los subsidios públicos, los cuales deberían concentrarse en la emergencia alimentaria y sanitaria.

En cuanto al orden internacional, Menem anticipó que, de retornar a la Presidencia, pondría en marcha una política de mayor dureza contra Cuba y ratificaría la "alianza histórica" de Argentina con Estados Unidos. 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 19 Novembre 2011 14:04  

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