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Un’Europa piccola e vittima

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Sembra che per salvare le economie dei paesi industrializzati  i governanti, tramite i loro  responsabili economici, devono sempre e comunque sovvenzionare, alimentare, foraggiare banche e industrie fallimentari e stati dalle  economie devastate in primo luogo dalla loro cecità politica e sovrastate dalla ormai cronica incapacità di definire termini, progetti e programmazione dello sviluppo che trovi nella ricerca scientifica, nella tecnologia il nucleo essenziale per giustificare ogni finanziamento che, se pure può dimostrare buona volontà, nei fatti altro non è che un prosieguo della politica del sovvenzionamento a pioggia delle regalie e del basso governo, una sorta di tacito consenso alle scelte speculative delle banche e dei grandi trust internazionali.

Non basteranno neppure i nuovi limiti posti sul controllo dei bilanci e gli obblighi vari ad impedire i tracolli presenti nelle economie di vari paesi europei soprattutto quelli i cui governanti hanno fatto del liberismo selvaggio la loro bandiera, l’asse portante su cui stanno poggiando nei fatti i fallimenti delle varie politiche  economiche. Non dobbiamo farci abbindolare dalle cifre mirabolanti che ci sono presentate, dai presunti progetti di verifica dei costi, degli investimenti, del mantenimento di certi impegni che sono presi. L’economia è una scienza che va certo programmata, calcolata, verificata ma non la si può considerare una scienza esatta, la matematica è altra cosa. I progetti vanno elaborati e realizzati ma vanno anche periodicamente verificati ed eventualmente corretti con scelte politiche ed economiche consone al momento giusto e con giusti interventi. E nonostante questo non è detto che tutto ciò si realizzi secondo i nostri intendimenti e le nostre attese. Che senso ha quindi consegnare nelle mani delle banche dei paesi europei 750 miliardi di euro senza che l’Europa stessa abbia un progetto di sviluppo immediato, nè a medio termine nè a lunga scadenza, salvare la zattera senza rinforzarla significa farla andare alla deriva sugli scogli. Occorre una diversa determinazione, un diverso coraggio ma soprattutto un diverso modo di concepire gli investimenti che devono a mio parere avere come punto di riferimento i ritorni in termini sociali oltre che economici e non mi pare che questa incosciente elargizione vada in questa direzione. Coprirà come al solito i buchi più evidenti, andrà ad arricchire qualche buon tempone che ha voglia di reinventarsi appalti, istituti vari solo apparentemente orientati al lavoro allo sviluppo e quelli che ne beneficeranno saranno come al solito le mafie e gli speculatori. Eseguire controlli a cose fatte non porterà a grandi a risultati, farà pagare qualche multa che pagheranno come il solito i poveracci, quindi i poveracci pagheranno prestiti, interessi e multe. E' lo STATO EUROPA che deve rinnovarsi e cambiare altrimenti Spagna, Portogallo, e Grecia diventeranno sempre più numerosi perché alle banche, cui come al solito si danno i soldi, dell’Europa unita non frega proprio niente. E per pagare quanto ci verrà richiesto i paesi avranno grossi problemi interni di economia e di ordine pubblico, perché come al solito ci chiederanno sacrifici per non avere niente se non il peggioramento delle condizioni di ogni paese presente in questa EUROPA piccola senza dignità e senza testa.

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Maggio 2010 19:33  

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