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Nel cestino di Cappuccetto Rosso

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Cosa ci metteranno, nel cestino, in questi giorni, in questi mesi, nei prossimi anni, nei loro cestini, i figli dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, di Melfi e di chissà quanti altri posti dove la Fiat aveva messo radici con i soldi dello stato, i nostri soldi, quei soldi che a distanza di anni puzzano di sudore e in molti casi di sangue e di lacrime per quelle famiglie che allora, come oggi, sentono vicino il dramma della perdita del proprio posto di lavoro. Dietro la Fiat e attorno a questa grande azienda i drammi si moltiplicano a dismisura e i miseri ma importanti progetti di vita di milioni di uomini donne e bambini vengono distrutti, annullati da una fredda lettera di licenziamento o di cassa integrazione, ma la rabbia purtroppo non è mai una presa di coscienza reale, del fatto che siamo numeri destinati ad aumentare all’ennesima potenza, se non si pone un freno e se non riusciamo ad individuare il nostro nemico che appartiene ad una classe diversa.

In questo paese sono migliaia e migliaia le famiglie messe in povertà, con la solita e banale scusa che non c’è lavoro. Si può prendere in esame la crisi internazionale, non siamo né ciechi né stupidi, ma come si giustificano quelle aziende che con commesse di lavoro, con ordini con prospettive future di lavoro proficue vengono, chiuse, riaperte con nomi nuovi ma con lo stesso identico obiettivo: mandare i lavoratori a casa e senza stipendio, quasi una punizione per tutti quelli che intendono ribellarsi all’ingiustizia della povertà. I conti non tornano ai lavoratori e non tornano neppure allo stato incapace di farsi parte dirigente per far sì che le aziende restituiscano al Paese, in termini di danaro, progetti, programmi, idee, iniziative, aziende, progettazione e ricerche tecnologiche e scientifiche. Per anni ci è stato detto e ripetuto che i lavoratori erano l’ultima ruota del carro, che nulla si poteva contro lo strapotere economico delle grandi potenze industriali, eppure c’è stato un tempo in cui i lavoratori con le loro lotte sono stati in grado di battere i tempi alla CONFINDUSTRIA e il governo si faceva garante delle parti. Invece si è tragicamente dimostrato che quando i lavoratori non producono, non lavorano, il Paese va in sofferenza, in crisi sotto ogni aspetto.

Ora non è più così, lor signori hanno continuato a prelevare i soldi dello stato ma li hanno tolti ai lavoratori promettendo lavoro e progresso. I risultati di questo governo sono sotto gi occhi di tutti e a nulla serve fare l’elenco delle ingiustizie, delle disgrazie della nostra povera gente, povera nel senso più nobile perché anche la povertà se combattuta ha una sua nobiltà che noi abbiamo il dovere di difendere. Se da un lato la borghesia al potere compie atti contro il progresso, la democrazia, il lavoro, contro il nostro benessere, e per le classi che esse rappresentano è un fatto assodato, occorre però affermare e con forza che le stesse organizzazioni sindacali stanno pestando l’acqua nel mortaio non ponendo sufficientemente al centro della lotta sociale la battaglia per il lavoro e la ripresa produttiva, continuano a chiudere le stalle dopo che buoi sono scappati. E mi domando se a qualcuno di quei quarantamila della Fiat foraggiati è proprio il caso di dirlo per scendere in piazza contro le tute blu gli sia mai venuta un minimo di vergogna per aver ridato fiato agli approfittatori della Fiat in primo luogo, ma via via tutti gli altri criminali che hanno rubato i soldi ai lavoratori, allo stato per mandarli all’estero e gettare le basi, per il fallimento economico mondiale delle Banche e se facciamo l’elenco dei nomi interessati scopriremo senza ombra di dubbio che non sono certo casi di omonimia. Le organizzazioni sindacali in primo luogo CISL e UIL per aver sposato le tesi non di un qualunque filosofo economista ma di un governo che non governa, ma dispongono a proprio piacimento del potere, dimenticandosi dei problemi reali dell’economia, ma affronta sempre più falsi problemi, per distoglierci dalla realtà deprimente che stiamo vivendo. La stessa C.GI.L raccoglie con eccessivo entusiasmo gli inviti della opposizione ad imporre ai lavoratori il freno nelle battaglie necessarie per il riscatto che prima  o poi verrà statene certi. Occorre cambiare binario direzione e treno, così non si va avanti e non è un luogo comune lo sanno anche loro è per questo che vogliono fare in fretta quelle  porcherie che chiamano riforme, sanno che il tempo può arrivare anche per loro. E’ VERGOGNOSO che queste opposizioni non si sono ancora posti in maniera seria la battaglia per cambiare la legge elettorale che è una vera e propria mannaia per la democrazia la stessa Costituzione e privata nei fatti della sua più importante prerogativa la sovranità del popolo nei fatti è presa a schiaffi sono i partiti che decidono i candidati gli eletti, chi deve andare a sedere in parlamento noi dobbiamo solo mettere la firma sul loro. Crimine questo è il nome che più gli si attaglia. NON ci SIAMO e non mi pare che l’opposizione quella in camice bianco, che sta operando in un obitorio sia molto disponibile a battersi per le cose elencate e sperare in un suo ravvedimento e gettare nella spazzatura ogni speranza di riscossa. Dispiace dirlo ma dobbiamo ricominciare da capo, con pazienza certosina e rivoluzionaria, si sta vivendo come in uno specchio convesso ci fanno vedere che cappuccetto rosso è diventato la belva e viceversa, mentre cappuccetto rosso nel suo cestino non ha proprio niente da metterci. Se non la forza la voglia la speranza che in quel bosco fioriscano nuove idee per tornare a mettere nel cestino il seme della nostra sacrosanta rivolta quella dei giusti.

Ultimo aggiornamento Domenica 14 Febbraio 2010 21:34  

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